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sabato, 02 settembre 2006

La stupidità del potere (terza parte di "Il potere della stupidità")

di Giancarlo Livraghi
gian@gandalf.it
 
aprile 2002

L’essenza della stupidologia è un tentativo di spiegare perché le cose non funzionano – e quanto ciò è dovuto alla stupidità umana, che è la causa di quasi tutti i nostri problemi. E anche quando la causa non è la stupidità le conseguenze sono molto peggiori perché sono stupide le nostre reazioni e i nostri tentativi di soluzione.

Questa analisi è essenzialmente diagnostica, non terapeutica. Il concetto è che, se ci rendiamo conto di come funziona la stupidità, possiamo controllarne un po’ meglio le conseguenze. Non possiamo sconfiggerla del tutto, perché fa parte della natura umana. Ma i suoi effetti possono essere meno gravi se sappiamo che c’è, capiamo come funziona, e così non siamo presi del tutto di sorpresa.

Di questo avevo già parlato un po’ nella prima e seconda parte di “Il potere della stupidità”. (Come sanno tutti gli stupidologi, il tema è così complesso che in brevi commenti se ne può dare solo qualche cenno superficiale. Se, come sembra, sono riuscito a offrire ai lettori qualche piccolo spunto per pensarci... questo è il massimo risultato che mi potessi aspettare).

La stupidità di ogni essere umano è, in sé, un problema preoccupante. Ma il quadro cambia quando si tratta della stupidità di persone che hanno “potere”: cioè leve di controllo sul destino di altre persone.

Come nelle prime due parti, continuerò a basarmi sulla definizione di stupidità, intelligenza eccetera secondo il metodo di Carlo Cipolla. Ma c’è una differenza sostanziale quando la relazione non è “fra uguali”. Una persona, o un piccolo gruppo di persone, può influenzare la vita e il benessere di molti. Questo cambia le relazioni di causa ed effetto nel sistema.



“Grande” o “piccolo” potere

Il potere è dovunque. Siamo tutti soggetti al potere di altri e (se non forse in casi di estrema schiavitù) tutti esercitiamo potere su qualcuno. Personalmente l’idea mi è disgustosa – ma fa parte della vita. I genitori hanno (o si suppone che abbiano) potere sui figli, ma i bambini hanno molto potere sui genitori, che spesso usano spietatamente. Possiamo essere “proprietari” di cani e gatti, cavalli o criceti, elefanti o cammelli, barche o automobili, telefoni o computer, ma spesso siamo assoggettati al loro potere.

Sarebbe troppo complicato, per lo scopo di questa analisi, entrare nel terreno complesso della molteplicità dei rapporti umani. Perciò mi limito ai casi più ovvi di “potere”: quelle situazioni i cui qualcuno ha un ruolo definito di autorità su un grande (o piccolo) numero di persone.

In teoria, siamo più o meno tutti d’accordo che ci debba essere la minor quantità possibile di potere; e che chi ha potere debba essere soggetto al controllo delle altre persone. Questo è il sistema che chiamiamo “democrazia”. O che nelle organizzazioni chiamiamo condivisione, motivazione, collaborazione, responsabilità distribuita – al contrario di autorità, burocrazia, centralizzazione, disciplina formale.

Ma ci sono molte persone che non vogliono vera libertà. La responsabilità è un peso. È più comodo essere “seguaci”. Lasciare il compito di pensare e di decidere a governanti, capi, dirigenti, “intellettuali”, guru di ogni specie, personalità televisive, eccetera – e dare la colpa a loro se non siamo contenti.

D’altro lato, c’è un genere particolare di persone che ama il potere, ne trae piacere e godimento. Poiché si dedicano con più energia ai notevoli sforzi e sacrifici che occorrono per avere molto potere, spesso queste persone prendono il sopravvento.

Dobbiamo partire dal concetto che si applichi, anche in questo caso, la “seconda legge” di Cipolla: ci sono tanti stupidi al potere quanti ce ne sono nel resto dell’umanità – e sono più numerosi di quanto crediamo. Ma due cose sono diverse: la relazione e l’atteggiamento.



Il potere del potere

Le persone al potere hanno più potere delle altre persone. Questa affermazione non è così ovvia come sembra. Ci sono persone apparentemente potenti che sono molto meno influenti di altre meno visibili. In questi ragionamenti dobbiamo evitare di occuparci di quella distinzione. Indipendentemente da come il potere è ottenuto ed esercitato, o dalle apparenze che spesso nascondono o travestono i ruoli, qui si tratta del potere reale. Quel rapporto squilibrato in cui alcuni hanno più influenza di altri – e in tante situazioni pochi possono fare bene o male a molti.

Una definizione fondamentale nel metodo di Cipolla stabilisce che i risultati di un comportamento non devono essere misurati dal punto di vista di chi fa le cose (o non fa ciò che dovrebbe) ma da quello di chi ne subisce l’effetto. Una chiara conseguenza di questo principio è uno sfasamento nel diagramma di Cipolla. Il danno (o il vantaggio) è molto più grande, in base al numero di persone coinvolte e all’intensità delle conseguenze di un atto o di una decisione. Ciò che nelle stanze del potere appare come un dettaglio più essere un evento importante nella vita delle “persone comuni”.

Se in una “relazione fra uguali” una persona trae tanto vantaggio per sé quanto danno infligge a qualcun altro, quella persona nella definizione di Cipolla è un “bandito perfetto”, mentre l’altra è un “perfetto sprovveduto” – e il sistema, in generale, rimane in equilibrio. Ovviamente non è così quando c’è una differenza di potere.

In teoria, potremmo presumere che poiché la percentuale degli stupidi è la stessa gli effetti del potere possano essere bilanciati. Ma quando il potere si occupa di un gran numero di persone ogni equilibrio è perso. È molto più difficile ascoltare, capire, misurare gli effetti e le percezioni. C’è un “effetto doppler”, uno sfasamento, che aumenta il fattore di stupidità. Tutti gli studi seri sui sistemi di potere (anche se non tengono conto della stupidità) mettono in evidenza la necessità di separare i poteri – e di formalizzare i confitti di potere per evitare che si traducano in violenza – per evitare che si instauri un “potere assoluto” (cioè estrema stupidità). Questo è un problema abbastanza grande e serio da tenerci tutti all’erta contro ogni esagerata concentrazione di potere – e ci aiuta a capire perché tante cose stanno andando di male in peggio. Ma c’è dell’altro.



La sindrome del potere

Come fa una persona ad avere potere? Qualche volta ci arriva senza volerlo. A qualcuno si dà fiducia perché ci si fida di quella persona. In quel modo il potere viene spesso attribuito a persone capaci, competenti e con un forte senso di responsabilità. Questo processo ha buone probabilità di generare potere “intelligente”. Una situazione in cui le persone scelte fanno bene a sé e ancora di più agli altri. Qualche volta si può arrivare al sacrificio, quando le persone fanno un danno a se stesse per il bene degli altri (se questo è fatto intenzionalmente non sempre colloca quelle persone nella categoria degli “sprovveduti”, perché occorre tener conto dei vantaggi morali, compresa la stima di sé e la fiducia degli altri, che possono derivare dal consapevole sacrificio). Ma vediamo assai meno esempi di “potere intelligente” di quanti ci piacerebbe vedere. Perché?

Il motivo è che c’è concorrenza. Competizione per il potere. Le persone che non cercano il potere in quanto tale, ma badano di più al bene altrui, hanno meno tempo ed energie da spendere per conquistare il potere – o anche per cercare di conservare quello che hanno. Le persone assetate di potere, indipendentemente dai suoi effetti sulla società, si concentrano sulla lotta per il potere. La maggior parte delle persone si colloca in qualche punto intermedio fra i due estremi, con molte diverse tonalità e sfumature. Ma l’elemento manipolatore tende a essere più aggressivo e perciò acquista più potere.

Anche quelle persone che cominciano con le migliori intenzioni possono essere costrette, nel tempo, a dedicare più energie a mantenere o accrescere il loro potere – fino a perdere di vista i loro obiettivi iniziali.

Un altro elemento, che peggiora le cose, è la megalomania. Il potere è una droga, uno stupefacente. Le persone al potere sono spesso indotte a pensare che perché sono al potere sono migliori, più capaci, più intelligenti, più sagge del resto dell’umanità. Sono anche circondate di cortigiani, seguaci e profittatori che rinforzano continuamente quell’illusione.

Il potere è “sexy”. Questo non è solo un modo di dire. C’è un istinto nella natura della nostra specie che rende sessualmente attraente chi ha potere (o sembra averlo). Nonostante il fatto che le persone impegnate nella lotta per il potere hanno, di solito, poco tempo e poche energie disponibili per una sana vita sessuale – o per badare a emozioni, affetti e sentimenti.

Le persone che hanno o cercano il potere non sono più intelligenti, né più stupide, delle altre. Spesso sono abili e astute. Ma se seguiamo il metodo di Cipolla, che misura la stupidità e l’intelligenza in base ai risultati, vediamo che c’è un chiaro sfasamento. Come è visibile in questo grafico, dove la freccia rossa è il fattore “P” (potere). Aumenta il fattore “sigma” nel sistema e c’è uno spostamento da “I” (intelligenza) a “S” (stupidità).


grafico

Un lettore attento potrebbe osservare che la freccia
non è al centro del grafico.
Il motivo è che, per quanto sbilanciato possa essere
il sistema, al danno generale corrisponde
qualche vantaggio per una minoranza.
Quindi il percorso non è dal centro dell’area
intelligente al centro di quella stupida,
ma dal settore “Ib” (banditi intelligenti)
verso “Sb” (banditi stupidi).

Per chi è interessato a un piccolo approfondimento
in un breve allegato ci sono altri 
quattro grafici
che rappresentano alcune “variazioni sul tema”.


La spinta al potere aumenta il fattore stupidità. L’effetto può essere più o meno grande secondo la quantità di potere (l’importanza dei fatti influenzati dal potere e il numero delle persone che ne subiscono le conseguenze) e l’intensità della competizione per il potere.

Questa è la più rilevante, se non l’unica, eccezione alla “seconda legge” di Cipolla. Rimane vero che la probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona. Ma il potere, come sistema, è molto più stupido di quanto possa essere una singola “persona comune”.

Il problema è che il potere può essere limitato, controllato e condizionato – ma non si può eliminare del tutto. L’umanità ha bisogno di qualcuno che governi. Le organizzazioni hanno bisogno di persone che assumano responsabilità e quelle persone hanno bisogno di un po’ di potere per poter svolgere il loro compito.

Insomma dobbiamo convivere con il potere – e con la sua stupidità. Ma ciò non significa che dobbiamo accettarlo, tollerarlo o sostenerlo. Né fidarci di parole, promesse o intenzioni dichiarate. Il potere non merita di essere ammirato, riverito e neppure rispettato se non dimostra intelligenza pratica in ciò che fa a noi e al mondo. Non credo che ci sia una soluzione “universale” e standardizzata che possa risolvere tutti gli aspetti di questo problema. Ma siamo a metà strada se siamo coscienti della sua esistenza – e se non ci lasciamo ingannare o sedurre dal falso, e spesso bugiardo, splendore del potere.





Un efficace antidoto alla stupidità del potere è la capacità,
che alcune persone hanno, di far funzionare le cose
senza collocarsi in un “ruolo di potere”.
Come è spiegato in una breve, bella storia
di settant’anni fa che si chiama Brown’s Job.



postato da: markdiluca alle ore 18:54 | link | commenti (2)
categorie: cervello
giovedì, 31 agosto 2006

Stupidità e Conoscenza

Il Pseudo-Sapiens non sempre è facilmente individuabile. In particolare, il Pseudo-sapiens istruito e/o educato bene riesce a mascherare dietro tali paraventi la propria imbecillità. In tali casi è necessario cercare di andare al di là del velo dell'apparenza ed indagare l'effettiva capacità di ragionamento della persona che si ha di fronte per individuarne la reale sostanza.

L'istruzione e l'educazione, infatti, possono evitare ad un soggetto di esporre il proprio personale pensiero, copiandolo semplicemente da quanto appreso dagli altri e farlo apparire ad un primo impatto una persona intelligente. La prova del nove è quella di porre domande al soggetto che si ha di fronte su un argomento del quale non conosce nulla e chiedere un suo parere: a quel punto si vedrà, a parità di padronanza linguistica, se chi si ha di fronte appartiene alla specie Sapiens o a quella Pseudo-Sapiens.


postato da: markdiluca alle ore 16:35 | link | commenti (2)
categorie: cervello, credenze
mercoledì, 30 agosto 2006

Il potere della stupidità (seconda parte)

Dopo parecchio tempo, le mie piccole osservazioni sulla stupidità umana continuano a vivere nella rete. Ricevo messaggi da diversi angoli del mondo; l’articolo è riprodotto, citato o commentato in vari paesi. Il dialogo risultante mi ha fatto scoprire persone e siti interessanti che non conoscevo.

Domande e commenti di diverse persone mi hanno indotto a pensare ancora un po’ a questo affascinante (e terrificante) argomento. Ecco i risultati di quelle meditazioni – senza la pretesa, naturalmente, di avere abbastanza approfondito un problema così difficile. Per cominciare, cerco di rispondere a una domanda che alcuni si pongono.



La definizione di Cipolla è “vera”?

Fin da quando ero all’inizio degli studi ho avuto la fortuna di imparare da insegnanti che hanno definito alcuni princìpi in cui, dopo molti anni, continuo a credere.

Uno di quei concetti filosofici è che non esiste alcuna verità “assoluta”. Una teoria “vera” è semplicemente la più adatta alle circostanze: quella che meglio spiega e interpreta ciò che stiamo studiando.

Non so quale sia la migliore definizione “assoluta” della stupidità – o se ce ne sia qualcuna provvista di senso. Non so neppure come si possa definire efficacemente il concetto di intelligenza.

L’impostazione di Carlo Cipolla (per la stupidità come per l’intelligenza) mi sembra particolarmente utile e interessante perché non si basa su definizioni teoriche ma sui risultati: una persona o un comportamento sono intelligenti o stupidi secondo le conseguenze che producono. Questo metodo ha due vantaggi.

Il primo è che definisce qualcuno come stupido (o intelligente, o sprovveduto, o bandito) in base ai fatti – o, almeno, alla nostra comprensione e valutazione dei fatti. Il secondo è che concentra l’attenzione sull’aspetto più importante: non la stupidità in sé, ma il danno che produce.

Ci possono essere infiniti comportamenti che sono, o sembrano, stupidi, ma sono innocui. Si collocano in un’area “neutra” nello schema di Cipolla – e quello è il loro posto.

Per esempio ridere e scherzare fra amici può sembrare “stupido” a un estraneo, ma secondo la teoria di Cipolla quel comportamento è spesso classificabile come “intelligente”. Infatti lo è, almeno finché il divertimento di chi partecipa al gioco è maggiore della noia che può provocare ad altri. In generale l’intelligenza (vantaggio pratico) di un tale comportamento si limita a un momentaneo buonumore; ma può avere effetti più rilevanti, come stimolare la collaborazione e far nascere scintille di idee in modi che sarebbero impossibili in circostanze noiose o deprimenti.

Ci possono essere “sciocchezze” notevolmente intelligenti, come affermazioni “seriose” profondamente stupide... a parte il fatto che pensieri innovativi sono spesso considerati “sciocchi” da chi non li capisce.

Queste osservazioni portano a un argomento importante: la rilevanza del pensiero “non lineare” (come dell’emozione e dell’umore) in tutti i processi mentali e specialmente nell’innovazione. Per approfondire questo argomento avrei bisogno di molto più spazio di quanto ne ho qui. Vorrei solo rilevare che la separazione degli emisferi cerebrali (“destro” o “sinistro”) può avere significato in esperimenti clinici ma, secondo me, va evitata nell’osservazione del comportamento umano perché la struttura del pensare non è così semplice – e comunque i diversi processi di percezione e pensiero lavorano sempre insieme e sono molto meglio comprensibili come un “tutto” inscindibile che come la somma di funzioni separate.



 

Tre corollari

Già durante la prima lettura del saggio di Cipolla cominciava a svilupparsi nella mia mente qualcosa che prendeva il nome di “primo corollario di Livraghi”. Mi chiedevo come potesse essere il primo, visto che ne avevo uno solo. Ma la percezione iniziale si è rivelata giusta, perché poi ho scoperto che ce ne sono almeno tre.


Primo corollario

In ognuno di noi c’è un fattore di stupidità che è sempre maggiore di ciò che pensiamo

[L’ho spiegato nel primo testo “potere della stupidità”]


Secondo corollario

Quando la stupidità di una persona si combina con la stupidità di altre, l’effetto cresce in modo geometrico – cioè per moltiplicazione, non addizione, dei fattori individuali di stupidità

Sembra generalmente accettato il concetto che “il totale di un network (cioè di una rete o comunità) cresce del quadrato del numero degli appartenenti” ed è abbastanza ovvio che lo stesso criterio si possa applicare all’effetto combinato dei fattori di stupidità. Questo può aiutare a spiegare il noto fatto che le folle sono molto più stupide delle singole persone che le compongono.


Terzo corollario

La combinazione delle intelligenze di persone diverse ha un effetto minore della combinazione di stupidità, perché (quarta legge di Cipolla) “le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide”

La stupidità è incoerente – non ha bisogno di pensare, organizzarsi o progettare per produrre effetti combinati. Il trasferimento e il coordinamento dell’intelligenza è un processo meno semplice e spontaneo.

Le persone stupide possono aggregarsi istantaneamente in un gruppo o “massa” super-stupida, mentre le persone intelligenti funzionano come gruppo solo quando si conoscono bene e hanno esperienza nel lavorare insieme. La creazione di gruppi ben armonizzati che condividono intelligenza può generare notevoli forze anti-stupidità, ma (contrariamente alle aggregazioni stupide) queste comunità hanno bisogno di organizzazione e mantenimento. E possono perdere una parte rilevante della loro efficacia per l’infiltrazione di persone stupide o per inattese crisi di stupidità in persone abitualmente intelligenti.

In alcune situazioni questi rischi possono essere in parte ovviati (se non del tutto tenuti sotto controllo) essendo coscienti dei possibili problemi prima che qualcosa vada storto e avendo un backup di intelligenza (cioè una riserva di risorse intelligenti nel gruppo) per riempire i vuoti e correggere gli errori prima che il danno diventi troppo grave. Chi sa portare una barca a vela sa che cosa intendo dire; come lo sa ogni persona che opera in un ambiente in cui le conseguenze di ogni azione sono dirette e tangibili.

Un altro elemento pericoloso (come spiegato da Carlo Cipolla) è che i sistemi di potere tendono a collocare “banditi intelligenti” (talvolta anche “banditi stupidi”) al vertice della piramide; e questi, a loro volta, tendono a favorire e proteggere la stupidità e a tenere la vera intelligenza il più lontano possibile. Questo è, credo, un argomento che merita di essere trattato a parte. [Infatti, molto più tardi, ho scritto un terzo articolo intitolato La stupidità del potere].



Stupidità e biologia

In un sistema biologico elementare il problema della stupidità non esiste. Il processo si basa sulla produzione di un numero estremamente grande di mutanti “stupidi”. Solo alcuni (i “più adatti”) sopravvivono – e l’evoluzione va avanti. Da quel punto di vista, ciò che non percepiamo come una catastrofe è solo un’altra variazione nel corso “naturale” degli eventi. Incendi distruttivi nelle foreste sono considerati dai botanici come necessari, anzi desiderabili. Milioni di creature viventi che muoiono bruciate potrebbero non essere d’accordo, ma la loro opinione è irrilevante.

In quella prospettiva, le soluzioni sono semplici ed efficaci. Se c’è un eccesso di popolazione, ciò che occorre è un’epidemia (o un altro strumento di massacro di massa che non sia troppo distruttivo per l’ambiente in generale) che uccida il 90 per cento dell’umanità. Il 10 per cento sopravvissuto, dopo aver superato una crisi iniziale di dolore e smarrimento, troverà l’ambiente risultante piuttosto gradevole. Si tratterà anche, probabilmente, di persone geneticamente simili fra loro, che condividono caratteristiche di aspetto e di comportamento. Se avessero tutti i capelli verdi, gli occhi rosa, e si trovassero bene in un clima umido e piovoso, arriverebbero presto a considerare “inferiori” le persone (estinte) con altri colori di capelli e di occhi cui piacevano il sole e i cieli azzurri. Nei loro libri di storia idrorepellenti ci tratterebbero come noi trattiamo i Neanderthal.

La distruzione o sterilizzazione del nostro pianeta, per effetto di forze nucleari (o chimiche) di produzione umana o di una collisione con un planetoide vagante, sarebbe un dettaglio trascurabile nell’evoluzione del cosmo; e se avvenisse prima dello sviluppo dei viaggi spaziali e della colonizzazione extraterrestre la scomparsa della nostra specie (insieme al resto della biosfera) non sarebbe un evento rilevante neppure nella nostra galassia.

Ma nel particolare ambiente biologico governato da una certa specie (in questo caso la nostra) il sistema è basato sul concetto che l’ambiente può, e deve, essere gestito, e che ogni individuo della nostra specie (e di altre specie che “proteggiamo”) deve vivere più a lungo, e più piacevolmente, di come potrebbe in un ambiente incontrollato. Questa situazione richiede una particolare forma di “intelligenza” organizzata. Perciò la stupidità, in questa fase e condizione evolutiva, è estremamente pericolosa.

E poiché siamo umani è di questo che ci dobbiamo preoccupare.



La stupidità e il “millennio”

Avevo scritto questo articolo in inglese nel settembre 1997, quando già imperversavano sproloqui e divagazioni sul “millennio”. Lo sto traducendo in italiano nel 2002, quando di quell’argomento non si parla più. Ma alcune osservazioni mi sembrano ancora abbastanza rilevanti.

Poche cose erano così facilmente prevedibili come il fatto che il ventesimo secolo sarebbe finto a 0 ore, 0 minuti, 0 secondi del primo gennaio 2001. Eppure perfino su una cosa così semplice si è fatta una gran confusione. Compreso il fatto che molti hanno “fatto finire il millennio” con un anno di anticipo. Pare che dibattiti ugualmente insensati ci siano stati mille anni prima – e che anche nel 1899 si discutesse su quando sarebbe finito il diciannovesimo secolo.

Persone tutt’altro che sciocche o ignoranti erano convinte che secolo e millennio finissero alla mezzanotte del 31 dicembre 1999. Faticavano ad adattarsi all’evidenza dell’aritmetica. Dopo qualche minuto di perplessità dicevano «Mah, forse hai ragione, a pensarci bene non c’è mai stato un anno zero».

Questo è stupido?

Secondo le definizioni di Cipolla, forse no. Non fa gran danno – e se qualcuno ne ha approfittato per far festa due volte forse si è divertito un po’ di più. Ma rimane preoccupante il fatto che la più ovvia idiozia, se ripetuta abbastanza spesso, possa essere scambiata per verità.

Sono rimasti un po’ scornacchiati i venditori di ammenicoli vari che tentavano di approfittare dell’occasione. Forse sono stati i troppi discorsi confusi, oltre alle ambiguità sulla data, a creare stanchezza e disinteresse. Sono rimaste invendute montagne di prodotti etichettati “millennio”. I produttori di spumanti hanno venduto meno del previsto. Le agenzie di viaggi non solo hanno avuto risultati deludenti ma sono incorse in qualche denuncia per offerte “ingannevoli” sulla data sbagliata. Insomma la “commedia degli errori” non è stata del tutto indolore, anche se in generale non ha fatto molti danni.

Alcune altre osservazioni si trovano in un articolo del febbraio 2001: Il millennio in sordina e la bolla mezza sgonfia
 
.

C’è stato un altro argomento, molto discusso, la cui scadenza era davvero alla fine del 1999. Il famigerato millennum bug, di cui nessuno parla più, anche se non è detto che il problema sia definitivamente risolto.

In questo caso la stupidità è notevole e palese. Il calendario gregoriano era stato definito 415 anni prima. A nessuno poteva sfuggire il fatto che sistemi elettronici incapaci di gestire quattro cifre per la data dell’anno sarebbero andati in crisi. Quei sistemi erano stati concepiti negli anni Sessanta. Ma solo un anno o due prima della “scadenza” qualcuno ha cominciato a preoccuparsene. Da una fase di cecità, in cui il problema era ignorato, si è passati a una fase di esagerata drammatizzazione con previsioni di catastrofi che (per fortuna) non ci sono state. Senza entrare nei dettagli tecnici, alcuni dei rimedi adottati hanno un respiro breve (il problema potrebbe riproporsi fra trent’anni). Ma soprattutto è inconcepibile, e decisamente stupido, che ci sia stata così tanta disattenzione, per tanti anni, seguita da così esagerate e frettolose scalmane. Quanti altri problemi, cui oggi nessuno bada, diventeranno chiacchiere clamorose quando forse sarà troppo tardi?

Possiamo anche dimenticare l’elettronica e parlare di altre cose. Per esempio le pensioni – specialmente in Italia. L’invecchiamento della popolazione era una tendenza evidente da mezzo secolo. Non ci voleva un genio della statistica per “prevedere” il peso crescente sul sistema pensionistico. Non solo non si è fatto nulla per alleviare il problema, ma si è fatto molto per peggiorarlo, con pensionamenti anticipati e altre sconsiderate “ipoteche sul futuro”. Si è cominciato a pensarci quando la situazione era già gravemente compromessa – e si sta ancora discutendo su come trovare una soluzione.

E ci sono i problemi ambientali, la crescita della popolazione specialmente dove mancano i mezzi di sostentamento, l’uso di energie fossili... l’ostinata conservazione di sistemi gerarchici di cui si è ampiamente dimostrata l’inefficienza... l’insistente spinta alla specializzazione e tecnicizzazione del sistema scolastico e dei metodi di formazione quando in un’evoluzione turbolenta e complessa occorre fare il contrario... i sistemi informatici e telematici, che dovrebbero diventare sempre più semplici e stabili per offrire una risorsa ai meno privilegiati, spinti nella direzione opposta dall’elefantiasi del software e da altri inutili ingombri...

La cecità, la miopia, la stupidità governano il mondo. Questo spettacolo, visto da un osservatore lontano nello spazio, potrebbe essere molto buffo. Ma devo confessare che non riesco a trovarlo divertente.

Fonte: http://www.gandalf.it/stupid/stupidi2.htm


postato da: markdiluca alle ore 12:07 | link | commenti
categorie: cervello